La prima delle tre contraddizioni che l'attraversamento elenca in fondo riguarda un fatto che sembra amministrativo e non lo è: le mappe non contano lo stesso numero di piani. Questa pagina la distende su tutte e sette le mappe del sito, e mostra che cosa succede quando si prova a farle coincidere.
Il numero. Uno per Paracelso, quattro principi in Steiner e in Scaligero, cinque involucri nel Vedānta. Non è un dettaglio contabile: il numero è la mappa, e mappe con un numero diverso di regioni non si sovrappongono per approssimazione.
Da Il corpo sottile, «Dove si toccano, dove si contraddicono»
Il conto, mappa per mappa
Messe in fila, le sette mappe di questo sito danno numeri che non si riconciliano, e la ragione non è che una sia più raffinata delle altre.
- Paracelso: tre, e non sono piani sovrapposti. Zolfo, mercurio e sale sono presenti tutti e tre insieme in ogni sostanza e in ogni essere, in proporzioni diverse. Contarli come gradini è già un errore.
- La Kabbalah: tre, oppure cinque secondo la scuola. Nefesh, ruach e neshamah sono livelli di un'unica vita, separati da un criterio in gran parte morale; Chayah e Yechidah sono l'aggiunta di alcune tradizioni.
- Steiner: quattro, più tre in sviluppo. E i tre in sviluppo non esistono ancora: sono il risultato di un lavoro. Il numero, in questa mappa, cresce nel tempo.
- Le Upanishad: cinque, più un centro che non è un involucro. Contare sei è l'errore che la mappa stessa mette in guardia dal fare.
- Schwaller e Agrippa: nessun numero, perché non contano piani. Uno descrive una legge di proporzione, l'altro una rete di corrispondenze.
- Il Sepher Yetzirah: trentadue, dieci sefirot e ventidue lettere, che non sono piani dell'essere ma vie della formazione, e si manifestano insieme sul corpo, sull'anno e sul mondo.
Perché la sovrapposizione fallisce
La tabella comparativa della nota d'apertura ha cinque colonne, e la riga di Paracelso ne lascia una vuota. Non è una lacuna della ricerca: è la conseguenza di ciò che la mappa di Paracelso è. Se i tre principi non sono strati ma qualità compresenti, allora la domanda «quale dei tre corrisponde al quarto piano di Steiner» non ha risposta, e la casella resta vuota per una ragione che sta nella tradizione e non nel tabellone.
Lo stesso accade in senso opposto con l'anandamaya kośa, il quinto involucro delle Upanishad, che nella tabella non trova corrispondente occidentale. E accade una terza volta con le mappe che non contano affatto: il tempio come corpo e le membra e i pianeti non stanno nella tabella, non perché siano più povere, ma perché rispondono a una domanda diversa. La prima non chiede di quanti piani sia fatto l'essere umano ma secondo quale legge sia fatto; la seconda non descrive il corpo per sé ma come uno dei termini di una rete.
Che cosa dice, allora, un numero
Ogni conteggio porta con sé il criterio che l'ha prodotto, e il criterio è l'informazione vera. Steiner separa i quattro principi per regno: ogni gradino dice che cosa l'essere umano condivide con i minerali, con le piante, con gli animali, e che cosa non condivide con nessuno. Le Upanishad separano i cinque involucri per materia: fatto di cibo, fatto di soffio, fatto di mente, fatto di intelletto, fatto di beatitudine. La Kabbalah separa le tre anime per responsabilità: dove la vita morale non arriva, dove si costruisce, dove non può corrompersi. Paracelso separa i tre principi per comportamento: che cosa brucia, che cosa scorre, che cosa permane.
Quattro criteri diversi producono quattro conteggi diversi, ed è questo, e non l'imprecisione, a rendere le mappe non sovrapponibili. Chi le allinea per numero sta allineando dei risultati e buttando via le domande che li hanno prodotti.
- La tavola comparata, dove le caselle vuote sono dichiarate una per una
- Si depone o si lavora, la seconda contraddizione