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Confronto ravvicinato · la seconda contraddizione

Si depone o si lavora

Una guaina e un corpo da educare non sono la stessa cosa


La seconda contraddizione è la più importante del sito, perché è quella che le traduzioni frettolose cancellano per prima. Riguarda la direzione del lavoro: se verso i piani sottili si vada togliendo o costruendo.

La direzione. Il kośa si depone, il corpo eterico si trasforma. Nel primo caso si sale togliendo, nel secondo lavorando: sono due programmi di vita, non due parole per la stessa cosa.

Da Il corpo sottile, «Dove si toccano, dove si contraddicono»

La parola, prima della dottrina

Kośa significa fodero, guaina, custodia. La parola porta il programma: una guaina è qualcosa da cui ci si sfila, e ciò che sta dentro non è migliorato dallo sfilarsi, è soltanto scoperto. Il metodo che le Upanishad indicano è coerente con la parola, e si chiama neti neti: non questo, non quello. Si nega sistematicamente ogni cosa con cui ci si identifica per errore, non il corpo, non le emozioni, non i pensieri, non la mente, non l'intelletto, e ciò che resta è il testimone, che non può essere negato perché è il negatore stesso.

Il corpo eterico steineriano è invece definito da quello che fa e da quello che diventa. È il deposito delle abitudini, sia fisiche sia psicologiche, e le pratiche regolari vi si iscrivono: non nella mente come concetti, ma nel corpo vitale come disposizioni. Il programma che ne discende è dichiarato: l'Io trasforma il corpo astrale in Sé Spirituale, il corpo eterico in Spirito della Vita, il corpo fisico in Uomo Spirituale. I principi superiori non preesistono: sono il risultato del lavoro.

Due direzioni, e due conseguenze

La differenza si vede meglio guardando che cosa succede, nelle due mappe, a ciò che si attraversa.

Nella via dei kośa, gli involucri non sono nemici e non sono neppure il campo del lavoro: sono ciò che si smette di scambiare per sé. La liberazione è un riconoscimento, e la māyā non è il male ma il velo, così che la liberazione è la dissoluzione del velo e non la fuga dal mondo velato. Alla fine non c'è niente di nuovo: c'era già.

Nella via steineriana, i corpi sono precisamente il campo del lavoro. Il corpo astrale non si sopprime, si purifica e si raffina; il corpo eterico si educa; il corpo fisico stesso è, nella prospettiva più lontana, materia di trasformazione. Alla fine c'è qualcosa che prima non c'era.

Anche la Kabbalah delle tre anime va, per la sua strada, nella seconda direzione: la ruach è il campo dove le virtù si costruiscono e i vizi si radicano, e questo è un lavoro, non un riconoscimento. Ma il suo piano più alto, la neshamah, è dichiarato incorruttibile per definizione, e su quel punto sta più vicino alla prima direzione che alla seconda. È uno dei casi in cui una mappa non sta interamente da una parte sola.

Un oriente che costruisce

La divisione fra un oriente che depone e un occidente che lavora è comoda, ed è sbagliata. Il Hui Ming Ching, trattato di alchimia interiore taoista, si apre con l'istruzione di produrre il corpo di diamante, e il corpo di diamante non è un piano dell'essere già presente da riconoscere: è il risultato di un lavoro, la circolazione della luce regolata dal ritmo del respiro. Su questo punto quella mappa sta dalla parte di Steiner, non delle Upanishad, e viene dalla stessa metà del mondo della seconda.

Se ne ricava che la direzione non dipende dalla geografia ma da che cosa una tradizione pensa che l'uomo sia: dove il fondo è già perfetto si toglie, dove il fondo è da compiere si costruisce, e le due convinzioni si trovano a est come a ovest. Il volume ha una scheda in biblioteca, con le due mediazioni che lo raggiungono dichiarate.

Perché la traduzione costa

Il Glossario Teosofico traduce l'anandamaya kośa dicendo che è «identico al nostro Ātmā-Buddhi o Anima Spirituale». La frase è breve e l'operazione è enorme: prende un termine che nomina qualcosa da deporre e lo fa coincidere con un termine che nomina qualcosa da conquistare. Le due parole restano, i due programmi di vita spariscono.

Questo sito registra l'equivalenza e non la compie. È la ragione per cui, nel lessico, il pranamaya kośa e il corpo eterico sono legati dalla parola specchio e non da un segno di uguale, e per cui l'Ātman e l'Io steineriano portano nella loro voce la differenza scritta accanto alla somiglianza.

Un caso che complica il quadro Steiner stesso, molti anni dopo, ha ribattezzato il corpo eterico «corpo delle forze formatrici», spostando l'accento dalla cosa all'operare. Un'attività non si depone e non si lavora allo stesso modo di una sostanza, e il ribattezzare rende la contrapposizione di questa pagina meno netta di quanto la prima lettura suggerisca. Vedi forze formatrici.
I termini di questa paginaKośa · Neti neti · Corpo eterico · Manas, Budhi, Atma · Māyā · Forze formatrici
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