Il termine significa alla lettera «sedersi vicino», al maestro. Non sono un sistema filosofico coerente: sono dialoghi, narrazioni, meditazioni e istruzioni che esplorano la stessa domanda da angolazioni diverse. La risposta che le attraversa tutte è raccolta in quattro grandi detti, fra cui tat tvam asi.
Che cosa dice del corpo
La dottrina dei cinque kośa sta in particolare nella Taittirīya Upaniṣad. La Māṇḍūkya, dodici versi, dà invece i quattro stati della coscienza, veglia, sogno, sonno profondo e turīya: una mappa che non conta involucri ma stati, e che per questo non entra nella stessa colonna.
Qualche passo
«L'Ātman non nasce né muore. Non è nato da niente, niente nasce da lui. Non è nato, eterno, antico. Non muore quando il corpo muore.»
Kaṭha Upaniṣad I.2.18senza rimando di pagina, da verificare sull'edizione
«Non questo, non questo. Non v'è altro al di là di lui. Il suo nome è la verità delle verità.»
Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad II.3.6senza rimando di pagina, da verificare sull'edizione
La domanda con cui entrarci
L'identità fra Ātman e Brahman è una scoperta ontologica, o una trasformazione della percezione? La risposta cambia radicalmente le implicazioni pratiche.
- AutoreUpanishad antiche e medie
- Sottotitoloa cura di Pio Filippani-Ronconi
- Annotesti fra l'VIII e il II secolo a.C.
- In bibliotecaTradizioni Orientali
- Nutre la mappaI cinque involucri